| Gioco Sinco - Le carte da gioco napoletane |
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Le carte tradizionali italiane sono generalmente composte in mazzi da 40 carte. Le carte si dividono in in 4 semi, Denari, Bastoni, Spade e Coppe. Per ogni seme ci sono dieci carte, L'asso, 2, 3, 4, 5, 6, 7 più le figure Fante, Cavallo e Re.Uno degli aspetti più particolari delle carte italiane sono i disegni. I disegni hanno particolari storie e leggende in base alla provenienza; tradizionalmente sono sempre state di produzione artigianale, in antichità i pittori le disegnavano e ricordano molto i "tarocchi" usati da maghi e streghe. è decisamente entusiasmante il fatto che le città italiane abbiano conservato i tradizionali disegni spagnoli antichi, senza unificarle in un unico stile come è successo per le tipiche carte da poker. Gli stili di disegni più famosi oggi sono delle carte Bergamasche, Trevigiane, Genovesi, Piacentine, Napoletane e Siciliane ed ogni regione chiaramente è orgogliosa delle proprie carte considerandole le migliori. Un'altro aspetto tipico sono le scritte che a volte si trovano sugli assi, che portano "fortuna o sfortuna"; per esempio ricordiamo "Non ti fidar di me se il cuor ti manca". Per quanto riguarda la storia di queste carte da gioco, le origini sembra che siano antichissime. Tutto iniziò in Cina nel decimo secolo dopo cristo; proseguendo nei secoli si diffusero nel mondo Arabo e attraverso scambi commerciali con l'oriente sono giunte alle zone Mediterranee forse intorno al 1400. Il primo stato in cui presero mano fu la Spagna (infatti i simboli vengono chiamati spagnoli) e solo dopo mezzo secolo in Italia. Inizialmente le carte da gioco furono un lusso che si potevano permettere in pochi, nelle corti principesche, in quanto un pittore doveva disegnare le carte a mano. Chiaramente in diversi luoghi diversi pittori disegnavano le carte con composizioni locali. La produzione di mazzi di carte nasce quindi come un procedimento completamente artigianale. Proprio per questa ragione, la produzione aveva dei costi molto elevati che scoraggiavano una produzione su larga scala. Tra i primi maestri dediti alla produzione di mazzi di carte si ricordano quelli di Augusta, di Norimberga e di Ulma. Agli esordi si utilizza la xilografia, un procedimento che portava i disegni incisi su matrici di legno a essere impressi sui fogli di carta. Successivamente ogni tessera veniva colorata rigorosamente a mano. La litografia, comparsa nei primi anni dell’Ottocento, produce dei lievi cambiamenti. Solo nel Novecento, con la cromolitografia, si abbandonerà l’esigenza di dover colorare artigianalmente. Tra i materiali prediletti ci sono la plastica e il cartoncino. L’economicità sta nel fatto che l’insieme del mazzo è impresso su un unico foglio che poi viene tagliato. Per accrescere la brillantezza e la luminosità della colorazione si aggiungono vernici e sostanze adatte. Attualmente esistono delle produzioni di alta qualità che, grazie a tecniche avanzate come la telatura e la calandratura, rendono le carte molto resistenti nel tempo. Dopo aver arrotondato gli angoli di ogni rettangolo, i mazzi sono pronti per essere confezionati e venduti. Le carte da gioco napoletane sono considerate le carte per antonomasia, quelle che, per intenderci, ciascuno di noi ha avuto almeno una volta tra le mani. La loro diffusione è legata alla nascita della stampa. Per questa ragione, infatti, arrivarono con grande facilità a colonizzare tutti i tavoli da gioco in giro per locande e osterie. Rientrano nel gruppo delle spagnole. Una delle particolarità è che la figura del fante è sostituita sempre da una donna. Gatto mammone è, invece, come di consuetudine viene chiamato il tre di bastoni. |



Le carte tradizionali italiane sono generalmente composte in mazzi da 40 carte. Le carte si dividono in in 4 semi, Denari, Bastoni, Spade e Coppe. Per ogni seme ci sono dieci carte, L'asso, 2, 3, 4, 5, 6, 7 più le figure Fante, Cavallo e Re.